Sono nato e cresciuto a Bellinzona, ho partecipato al Carnevale sin da bambino. Oggi che, con il pretesto della sicurezza, questo Carnevale è stato trasformato in una grande discoteca privata a pagamento, mi sento defraudato di un rito ancestrale.
La società Rabadan negli anni ha recintato la città e privatizzato l'evento, svuotandolo del suo significato autentico. Il carnevale è inanzitutto rito, poi festa. I partecipanti sono gli attori, le maschere. Un rituale arcaico che nasce dalla terra e sovverte i valori. Quando questo viene calato dall'alto diventa prodotto d'intrattenimento e i partecipanti divengono iconsumatori, finisce il carnevale.
Nel 2017, per protesta, mi sono tra-vestito da Saturno e Colombino "menamerda". La mia provocazione si è conclusa, come potevo immaginare, con l'arresto e l'espulsione dal Carnevale.
La vicenda,anche a futura memoria, ne è prova evidente.
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Nell'aprile dello stesso anno il filosofo Matteo Terzaghi intervista Chirstian Marazzi sul tema dell'esodo e nel colloquio cita anche il Carnevale bellinzonese e la sua fine.
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Nel 2018, con il team della Birreria Bavarese e i suoi sostenitori, tentiamo il rilancio di un Carnevale diverso nello storico locale. Il risultato è discreto, ma La Regione gli dedica una pagina lusinghiera, che ci dà la forza per continuare.
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